
Secondo molti Doyle Brunson sta al poker come Babe Ruth sta al baseball. Un’affermazione certamente veritiera, se si tiene conto della ormai cinquantennale carriera di “Texas Dolly”. Una carriera spesa anche per propagandare il gioco che più ha amato nella sua vita. Brunson ha vinto le World Series solo due volte, ma è certamente ricordato come il più grande di tutti proprio per il suo impegno per portare il poker agli onori della cronaca.
Venticinque anni fa ha scritto quella che senza dubbio ritenuta la “bibbia” del Poker: "Super System": How I Made Over $1,000,000 Playing Poker “ (Come ho superato il milione di dollari giocando a poker). Tra i suoi meriti quello di aver portato nel mondo del poker, quell’etica sportiva di cui aveva bisogno, diventando il gambler più rispettato nel grande circo del poker targato USA. Doyle Brunson è certamente l’esempio concreto di come la professione di giocatore sia tutt’ altro che disdicevole.
Brunson è nato a Longworth nel Texas il 13 agosto del 1933 e fin da bambino ha mostrato doti atletiche al di sopra della media tanto da essere poi scelto nel draft NBA dai Minneapolis Lakers ( quado la franchigia, ora californiana, era ancora in Minnesota). Però la sfortuna era dietro l’angolo e un brutto infortunio al ginocchio pose fine al suo sogno di diventare un professionista del basket americano. “Texas Dolly” trovò subito nel poker il campo dove poter sfogare il suo istinto e la sua ambizione. Subito dopo aver conseguito la laurea da insegnante, ripose scarpe e canotte da basket nell’armadio e cominciò la sua lunga carriera attorno ad un tavolo verde. Brunson diventò un Rounders , un professionista che girava per tutti gli States cercando case da gioco per guadagnare quanti più dollari possibile. Era una vita avventurosa e allo stesso tempo molto pericolosa, soprattutto perché non sembre al tuo tavolo c’erano dei veri gentleman…Nel suo girovagare incontrò altri giocatori che sarebbero poi divenuti leggende del poker: Johnny Moss, Sailor Roberts, e "Amarillo Slim" Preston ( in tutto ben 8 World Championship).
Agli inizi degli anni ’60 Doyle sposa la sua dolce Lousi che lo renderà padre quattro volte. La famiglia Brunson si trasferì poi a Las Vegas , quando Doyle fu invitato ad una serie di tornei nei casino del deserto del Nevada. A Las Vegas Brunson pone le basi per diventare un campione assoluto. Nel 1976 e 1977 vince consecutivamente le WSOP e sempre con la stessa mano finale, un full di Dieci e due, tanto che da quel momento la starting hand 10-2 nel Texas Hold’em è chiamata “Doyle Brunson hand”.
E il periodo in cui Doyle mette mano al suo "Super System" diventato subito un must per i pro e i semplice amanti del poker, lanciando il gioco in una fase di crescita esponenziale. Dopo il suo capolavoro ha scritto un secondo libro “According to Doyle” (Ispirandosi a Doyle), che è il risultato di una raccolta dei suoi pezzi scritti per il Gambling Times Magazine, in cui oltre a dare i soliti consigli per diventare un ottimo gambler, detta anche le condizioni affinché ogni giocatore mantenga sempre la sua onorabilità al tavolo da poker.
Tra i suoi successi dieci braccialetti d’oro alle WSOP, ma quello che più lo inorgoglisce è il soprannome di “The Man” che si è costruito nei tavoli cash-game. Avendoli dominati per quasi cinque decadi. L’unico rammarico del buon Doyle è quello di non poter più, a settanta e passa anni, poter giocare per più di quattordici ore di fila a poker!
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